mercoledì 24 agosto 2011

1,5 milioni di firme per SALVARE L'AMAZZONIA!




L'Amazzonia è in serio pericolo: il Brasile sta per cancellare le leggi che tutelano le foreste. Se non agiremo immediatamente la gran parte del polmone verde del nostro pianeta potrebbe essere distrutta.

Questa minaccia all'Amazzonia ha scatenato un'indignazione diffusa e manifestazioni in tutto il paese. Nel tentativo di soffocare le proteste teppisti armati, probabilmente commissionati dai taglialegna, hannoucciso alcuni ambientalisti. Ma il movimento di protesta non si è fermato: fra 3 giorni le coraggiose popolazioni indigene guideranno enormi cortei in tutto il Brasile per chiedere di agire immediatamente e fonti interne dicono che la Presidente Dilma sta considerando di apporre il suo veto ai cambiamenti.

Il 79% dei brasiliani è in favore di un veto
 contro la modifica delle leggi sulle foreste, e la pressione all'interno del paese sta convincendo parte dell'amministrazione di Dilma a sostenere il veto. Ma occorre un appello globale in solidarietà con il popolo brasiliano per convincere veramente Dilma a prendere questa decisione. La nostra petizione globale sarà rappresentata su dei cartelloni alla testa dei cortei in difesa dell'Amazzonia. Raggiungiamo 1,5 milioni di firme per SALVARE L'AMAZZONIA! Firma la petizione urgente e inoltrala a tutti.



http://www.avaaz.org/it/save_the_amazon_a/




martedì 23 agosto 2011

Anche i calciatori hanno i loro diritti.



Mentre in Spagna la Liga che doveva partire il 21 agosto ha visto lo slittamento della 1° e probabilmente anche della 2° giornata, tutto ciò a causa della richiesta del sindacato che nell'eventualità che i giocatori a cui non vengono pagati tre mesi di stipendio possano rompere unilateralmente i loro contratti, e ha aggiunto che una lunga trattativa con la LFP per ottenere le nuove condizioni è stata interrotta dalla lega calcistica poco prima di raggiungere un accordo.
Al contrario nel nostro bel paese, la Lega di Serie A ribatte invece che la serrata potrebbe venir fuori dal contributo di solidarietà imposto dal Governo per combattere la crisi, che i calciatori non sarebbero disposti a pagare.

GAP ci salverà!


Greenpeace, sostanze tossiche sugli abiti sportivi

La denuncia dell'ultimo rapporto della campagna Detox. Nel mirino Nike e Adidas.

“Dagli scarichi tossici ai prodotti in vendita”. Il sottotitolo dell’ultimo rapporto di Greenpeace: “Panni sporchi” dice già tutto. L’ultimo capitolo di una lunga serie di analisi effettuate sui prodotti di largo consumo, rivela che anche gli abiti sportivi contengono sostanze tossiche, “pericolose per la salute e per l’ambiente”. Abiti, per di più, firmati da brand internazionali.

I marchi nel mirino

Nel mirino dell’organizzazione, che ha portato in laboratorio 78 articolo tra capi di abbigliamento e scarpe acquistati in 18 paesi tra cui l’Italia, marchi come Nike, Puma, Calvin Klein, H&M, Lacoste, Converse, Adidas.

Innocente solo Gap

Di questi 52 sono risultati positivi al test sui nonilfenoli etossilati (NPE), appartenenti a tutte le marche. L’unica casa uscita “pulita” dal test è la Gap, i cui capi non hanno presentato alle analisi di laboratorio tracce della sostanza.

Sostanze tossiche a basse concentrazioni

Sul fatto che ci siano conseguenze sull’uomo gli esperti di Greenpeace non hanno dubbi. I nonilfenoli etossilati sono un gruppo chimico molto vasto impiegato in vari processi industriali. Una volta rilasciati nell’ambiente degradano in una forma più pericolosa, il nonilfenolo, persistente nell’ambiente, bioaccumulante lungo la catena alimentare e tossico per gli organismi viventi. Questo composto è in grado di alterare il sistema ormonale dell’uomo anche a concentrazioni molto basse ed è stato recentemente trovato in tessuti umani.

Composti "sotto controllo"

Di recente l’Europa ha inserito nonilfenolo e nonilfenoli etossilati nella “Lista di composti tossici severamente limitati per l’importazione ed esportazione dalla Cina” (paese dove i composti sono molto utilizzati), il che equivale a dire che servirà uno speciale permesso per far valicare i confini a queste sostanze, anche se a oggi la produzione, l’uso e il rilascio di NP e NPE in Cina non è regolato da alcuna legge.

Non solo dalla Cina

I risultati della ricerca indicano chiaramente che le sostanze incriminate sono state usate in qualche stadio del processo produttivo degli abiti analizzati. La provenienza è varia. Positivi al test sono risultati non solo gli indumenti fabbricati in Cina, ma anche quelli prodotti Bangladesh, Cambogia o Turchia.

Fonte: ilsalvagente.it